2 - 3 SETTEMBRE A2017

LA MACCHINA DI SANTA ROSA

 - Viterbo -

La ‘Macchina di Santa Rosa’ è la festa più importante di Viterbo, la Città dei papi, e rievoca il trasporto del corpo di santa Rosa, patrona della città, avvenuto nel 1258. Dal 2013 la kermesse è stata riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità.

 

L’evento viene celebrato in due momenti: il pomeriggio del 2 settembre ha luogo la sfilata del corteo storico con la reliquia della Santa portata in processione; la sera del 3 settembre si rievoca il Trasporto della macchina di Santa Rosa.



COS'E' LA MACCHINA DI SANTA ROSA

La Macchina di Santa Rosa è un'imponente costruzione che viene trasportata a spalla da circa 100 facchini per le vie del centro storico di Viterbo (nel Lazio) la sera del 3 Settembre di ogni anno, vigilia della ricorrenza della festa di Santa Rosa. Questa manifestazione è la più importante dell'anno ed attrae nella città di Viterbo molte migliaia di persone.

 

Il trasporto muove da piazza San Sisto, nei pressi di Porta Romana, dove la Macchina viene assemblata nelle settimane precedenti. La macchina è illuminata da moltissime luci che fanno parte della costruzione, alcune sono elettriche altre a fiamma viva. L'altezza della struttura varia a seconda dei progetti ma è comunque intorno ai trenta metri ed il peso sulle cinque tonnellate.


IL PERCORSO

Il percorso è lungo poco più di un km e giunge fino al Santuario di Santa Rosa. Durante il trasporto si effettuano cinque fermate:

  • Piazza Fontana Grande
  • Piazza del Plebiscito (di fronte al Comune)
  • Piazza delle Erbe
  • Corso Italia (davanti alla Chiesa del Suffragio)
  • Piazza Verdi o del Teatro.

Al termine del trasporto la Macchina di Santa Rosa viene fermata davanti al Santuario, dove rimane per alcuni giorni successivi.
Solitamente ogni cinque anni viene dato incarico di realizzare un nuovo modello della macchina.


I FACCHINI DELLA MACCHINA DI SANTA ROSA

I Facchini di Santa Rosa sono il motore della Macchina. Il capofacchino è colui che dà gli ordini ai facchini divisi in base alla posizione che occupano sotto o a fianco alla Macchina: ciuffi, spallette, stanghette, leve, cavalletti, guide.

Essi indossano la caratteristica divisa bianca con cintura rossa stretta in vita e uno speciale copricapo rivestito in cuoio.

Prima del trasporto della macchina di Santa Rosa, nella Chiesa di San Sisto, i Facchini ricevono una speciale benedizione, che i viterbesi chiamano 'in articulo mortis'.

I facchini di Santa Rosa sono uniti in un sodalizio:
'Lo scopo del Sodalizio è quello di mantenere uniti i Facchini di Santa Rosa in fraternità d’intenti per poter far si che il trasporto della Macchina di Santa Rosa avvenga in quello spirito di responsabilità, alla quale ognuno dei Facchini deve sentirsi sempre impegnato fisicamente e moralmente, per tenere sempre viva la tradizione ultra secolare che dà onore e vanto alla città di Viterbo.

La selezione dei facchini avviene tramite un'impegnativa prova di portata ed è uno degli appuntamenti più coinvolgenti per l’intera città.
Un’apposita commissione, composta dal Presidente del Sodalizio, dal Capo Facchino e dal Consiglio Direttivo, si riunisce per valutare le prestazioni dei giovani aspiranti e dei veterani, per definire la formazione per il trasporto annuale.


LA STORIA DELLA MACCHINA DI SANTA ROSA

La scarsità di notizie disponibili sulla storia della Macchina di S. Rosa fin verso la fine del XVII sec. ha favorito il diffondersi di storie e leggende più o meno errate sull'origine della manifestazione.

Le prime informazioni attendibili che si hanno sulla Macchina risalgono alla fine del '600, le cronache narrano che il 3 settembre 1686 vennero cantati i Vespri alla presenza dei Canonici del Duomo e che il delegato della festa, tale Sebastiano Gregorio Fani, inforò la popolazione che la processione ed il trasporto della Macchina di Santa Rosa sarebbero avvenuti il 27 Ottobre. Sarebbe da attribuire al conte Fani anche il progetto di quella Macchina.
Nella raccolta conservata presso il Museo Civico di Viterbo si trova uno dei primi e pochi disegni conservati, ad opera del costruttore Giuseppe Franceschini risalente al 1690. Il difficile trasporto della macchina di Santa Rosa ha sfiorato a volte la tragedia, per esempio nel 1790 cadde durante la mossa. Nel 1801 a causa di una persona che affermò di aver subito un furto si scatenò il panico, i cavalli presenti si imbizarrirono e diverse persone vennero travolte, nella confusione generale.
Dopo aver ripreso a fatica il trasporto la macchina si incendiò presso Piazza delle Erbe ed i facchini dovettero posarla a terra ed assistere, impotenti, al completamento del rogo. In seguito a questi sfortunati avvenimenti Papa Pio VII vietò il trasporto fino all'anno 1810 che vide il riprendere della manifestazione.

Nel 1814 e nel 1820 la macchina si inclinò pericolosamente all'indietro, tanto che i facchini dovettero desistere dal trasporto.

In epoche più recenti grazie a metodi di costruzione che ne allegeriscono il peso ed a sempre maggiori misure di sicurezza non si sono più avuti simili incidenti e questo ha permesso agli spettatori di godere della bellezza delle macchine che si sono susseguite negli anni.


SANTA ROSA DA VITERBO

...viveva in una modesta casa della parrocchia di S.Maria in Poggio una ragazzina di nome Rosa, nata da una famiglia di agricoltori...

Numerosi sono gli avvenimenti straordinari che accompagnarono la vita si Rosa. Come quello che narra come la piccola venne colpita improvvisamente da una gravissima malattia e pareva ormai in punto di morte, quando una notte si alzò improvisamente dal letto chiedendo di mangiare.

La vita pubblica inizio quando Rosa pregò la ministra delle Terziarie francescane: "La beata Vergine Maria mi comanda che tu mi metta subito la tunica della penitenza che tieni a capo del tuo letto".
Quando fu rivestita dell’abito di terziaria, Rosa fece radunare le donne della contrada: "Ascoltate - poiché io vedo una bellissima sposa di Cristo che nessuno di voi vede; questa sposa si avanza ornata di porpora e velo, con una corona d’oro piena di gemme e pietre preziose in testa. Essa mi comanda di andare, bene adornata, prima in San Giovanni, quindi in San Francesco e poi di tornare nella chiesa della Madonna".
La mattina del 24 Giugno, accompagnata dai genitori e dalla folla si recò presso le chiese che la Madonna le aveva indicato.
Qualche giorno dopo le apparve Cristo sulla croce: questa visione sconvolse molto Rosa al punto che cominciò a strapparsi i capelli e a percuotersi. Recatasi in chiesa, davanti al Crocefisso esclamò piangendo: "Padre, chi ti ha crocifisso?". Ricondotta a casa si flagellò per tre giorni.
In Viterbo tutti la notarono allorchè cominciò ad andare per le vie della città con in mano un crocifisso, lodando Gesù e la Vergine Maria.

 

Durante il viaggio presso Vitorchiano, la presenza di Rosa restituì la vista a una fanciulla cieca dalla nascita e convertì anche un’eretica con un’ordalia. Preparato un gran falò, Rosa vi si gettò dentro ma non le successe nulla ed addirittura le fiamme si spensero. Uscita incolume, disse alla donna: "Abbandona la tua fedeltà e sottomettiti con ossequio devoto alla legge".

Giunta a Viterbo sentì l’esigenza di entrare nell’attiguo monastero delle “Povere Dame di San Damiano”, alla risposta negativa disse "Dovete sapere che un giorno sarete liete di avere da morta quella che disprezzate da viva; e infatti l’avrete".

Morì qualche mese dopo, il 6 marzo 1251 stroncata dalla malattia, su di lei fiorirono in seguito tante leggende. Il suo culto, promosso da Innocenzo IV e Alessandro IV, divenne popolare sebbene mancasse ancora la canonizzazione.

La tradizione vuole che nel 1258 papa Alessandro IV, residente in Viterbo, sognò per ben tre volte una ragazzina chiamata Rosa che era stata sepolta sette anni prima nella nuda terra di fronte alla parrocchia di Santa Maria in Poggio.
Durante il sogno la bambina chiedeva di essere traslata nel monastero delle 'Povere Dame di San Damiano, poiché piacque a Cristo di annoverarmi nella schiera delle sue ancelle'.
Impressionato da questa visione il pontefice predispose il trasporto che avvenne solennemente il 4 Settembre successivo, da allora nel monastero, si moltiplicarono i miracoli.

Il suo corpo è stato ritrovato intatto alcuni anni dopo la morte.
Per liberarsi di quella fanciulla, il podestà ordinò che tutta la famiglia lasciasse Viterbo entro 24 ore e che si recassero a Soriano del Cimino.
Ma il 13 dicembre 1250 morì Federico II, i guelfi ripresero il potere e prepararono il ritorno del Papa. Rosa ne aveva annunciato la morte parecchi giorni prima, dopo aver avuto un sogno premonitore.