24 - 25 MAGGIO

FESTA DEGLI ZINGARI

- Saintes Maries de la Mer (FR) -

 

Festa dei Gitani a Saintes Maries de la Mer

A maggio il Pellegrinaggio dei Gitani a Saintes Maries de la Mer è una grande festa popolare, colorata e pittoresca ricca di riti secolari e di usanze tipiche.

 

La pittoresca cittadina della Camargue, Saintes Maries de la Mer si trasforma e si ammanta di un fascino senza tempo grazie al Pellegrinaggio dei Gitani.

 

Gitani da tutti gli angoli del mondo si radunano qui, il 24 e 25 maggio per venerare la loro patrona, Santa Sara la Nera, la cui statua e le cui reliquie sono custodite nella cripta della chiesa; niente meno che la protettrice di tutti gli zingari e i nomadi del mondo. Una festa, scontato dirlo, di abiti dai colori sgargianti, musiche gitane, commistione di tradizioni provenzali e spagnole, bianchi cavalli, corride e tanto altro, il tutto in puro stile "zingaro".

 

Per tutto il periodo che precede la festa (una decina di giorni), le strade della città si riempiono di gitani colorati e pittoreschi che tornano qui non solo per le funzioni religiose ma anche per incontrarsi, festeggiare e battezzare i figli nella chiesa delle Saintes Maries. 

 

Un tripudio di usanze tipiche, colori, musica e tanti eventi che si susseguono per giorni interi, un’occasione unica per vivere un’autentica festa popolare.

 

La statua di Sara, che per giorni viene vestita di abiti multicolore e di gioielli dai fedeli in pellegrinaggio, il 24 maggio viene portata in processione dai gitani fino al mare dove viene benedetta, per simboleggiare l’attesa e l’accoglienza delle Saintes Maries (Marie Jacobé e Marie Salomé) da parte della santa, patrona dei gitani.

 

Tutto intorno una folla gremita di fedeli: gitani, arlesienne e guardiani in costume tradizionale insieme a molti pellegrini provenienti da tutto il mondo.

 

Uno spettacolo imperdibile che si arricchisce di eventi paralleli come prove equestri, rodei e le corride non cruente.


CHI SONO LE POPOLAZIONI ROMANES


Con il termine “popolazioni Romanès” si intendono quei popoli originari dell’India settentrionale arrivati in Europa intorno al XIV secolo e che in diverse lingue vengono definiti – grossolanamente e con accezione dispregiativa – zingari, zigani, tsiganes, gipsy, gitanos. Nel mondo sono circa 16 milioni; in Europa sono presenti in tutti gli Stati e costituiscono la minoranza più grande del continente con circa 10-12 milioni di persone.  Una popolazione simile a quella della Grecia.  

Le popolazioni Romanès comprendono cinque grandi gruppi: i Rom (tendenzialmente presenti in Europa centro e sud orientale);  i Sinti (Europa centrale); i Kalè (Spagna), i Manouches (Francia) e i Romanichals (Gran Bretagna). «Ma ci sono migliaia di comunità molto diverse tra loro», spiega il professore Alexian Santino Spinelli, musicista e scrittore, unico docente universitario rom in Italia. «Il mondo romanò è transnazionale e proprio per questo ha infinite sfaccettature e contraddizioni con diversità dal punto di vista linguistico e delle tradizioni. Ma Saintes-Maries-de-la-Mer e la festa di Santa Sarah sono capaci di unire tutti».

SANTA SARAH, LA FESTA GITANA PIU’ GRANDE D’EUROPA

Un punto in comune tra le popolazioni romanès è infatti il culto di Santa Sarah, detta “Sara-la-Kali”, “Sara la Nera”. Secondo la leggenda dopo la crocefissione di Cristo le discepole di Gesù Maria Salomè e Maria Jacobè  furono abbandonate al largo delle coste della Palestina su una barca senza vele e senza remi. Le salvò la loro giovane serva egiziana dalla pelle scura, Sarah: il mantello che gettò in acqua si trasformò in barca e le portò alla foce del Rodano, nel luogo dove sarebbe nata Saintes-Maries-de-la-Mer.

La storia di Sara (di cui esistono diverse versioni) è tratta dai Vangeli apocrifi ed è un simbolo per tutte le popolazioni Romanès, che adorano questa umile viandante come fosse una di loro. Saintes-Maries-de-la-Mer è così diventata per secoli una meta di pellegrinaggio, finché agli zingari fu vietato di entrare nel santuario. Solo nel 1935 la Chiesa permise loro di portare la statua in processione ogni 24 maggio, rendendo questa data il principale raduno dei gitani d’Europa.

Nella processione guidata dai cavalli Sara la Nera sfila per le vie del paese vestita dai mantelli colorati donati dai fedeli, mentre tra canti e urla di giubilo tutti cercano di toccare e baciare la statua. Quando si arriva in spiaggia i devoti si immergono nel mare fino alle ginocchia. «Un atto di purificazione e rinnovamento spirituale», spiega il professore Spinelli nel suo libro “Rom Genti libere”. «Certamente un retaggio della religione induista, la cui tradizione vuole che i fedeli si bagnino nel Gange per purificarsi». Il giorno dopo, il 25 maggio, tocca alla Festa di Maria Salomè e la processione si ripete.



«GITANI PER UN GIORNO, NONOSTANTE LE PEN»

Per due giorni le piazze di Saintes-Maries-de-la-Mer si animano con il flamenco e le musiche gitane francesi e spagnole, ritmi balcanici e violini. Ma la festa è anche un’occasione di incontro per i leader delle comunità: e in un momento storico con le destre xenofobe in crescita in Francia e Italia – il Front National di Marin Le Pen è al 25 per cento mentre la Lega Nord di Salvini si aggira intorno al 15 – tra i gitani c’è molta preoccupazione.
«L’aggressività nei nostri confronti è sempre più forte», conferma Payou Baptiste dell’Union Française des association tsiganes. Payou Baptiste è un kalé francese di origine catalana, un omone di 54 anni con una giacca scura e la collana d’oro al collo. Vive ad Alès, a nord della Camargue, e lavora come mediatore tra la sua comunità e le istituzioni. «Anche se sono gitano ho una casa con un televisore e sono pure su Facebook», scherza ridendo. Ma torna subito serio: «Molti gitani devono nascondere la propria identità perché il Front National dice in televisione che siamo tutti delinquenti e i francesi ci credono. Trovare casa e lavoro e sempre più difficile. Per questo la Festa di Santa Sarah è così importante: perché possiamo mostrarci come siamo veramente, un popolo di cultura cristiana che ama suonare e divertirsi».